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Recensione di Decio Gioseffi sul Piccolo del 14.4.1955 della mostra degli studenti del liceo Oberdan a Trieste.
....Risultati già apprezzabili hanno conseguito anzitutto il vincitore del premio per la pittura, Mario Bessarione, che pratica una pittura espressionistica di toni azzurri e brunastri, già succosa e, per certi versi, matura .....
Recensione di Decio Gioseffi ,sul Piccolo del xx.4.1955, della Prima Mostra d'Arte Giovanile alla galleria Rossoni di Trieste.
....Notevoli ancora per gusto e sapienza nella composizione....i paesaggi espressionistici ( con o senza figure ) di Bessarione.....
Recensione di Decio Gioseffi, sul Piccolo del 18.11.1955, dell'VIII Mostra Universitaria alla galleria Rossoni di Trieste.
...Bessarione, che sembra non privo di un suo mondo fantastico d'ordine tra espressionistico e surrealista, ma deve ancora disciplinare la condotta pittorica, in modo da graduar meglio certi rapporti che si indovinano concepiti con originalità secondo una loro coerente logica interna....
Recensione di "Arco" della "VIII Mostra Universitaria" alla galleria d'arte Rossoni sul Piccolo del xxx.11.1955
...e bene si presenta con i "Pescatori di miseria" e "Disco rosso",il Bessarione......
Recensione di Giulio Montenero sul Piccolo del 29.06.1974 per la personale alla galleria Santa Maria Maggiore di Trieste
Mario Bessarione alla galleria Santa Maria Maggiore di Trieste.Di artisti solati,di uomini di cultura appartati e silenziosi ne abbiamo e ne abbiamo avuti parecchi in città, giusta l'osservazione di Ennio Emili che ha scritto le dense ed appropriate pagine del catalogo, ma la pittura di Mario Bessarione è addirittura nella clandestinità. Dipinge da oltre vent'anni con assiduità, con tormento, in continua evoluzione. anche rapida, da un quadro all'altro, ed è alla prima mostra personale. Citiamo Emili per far conoscere i precedenti: "Partito dal cosidetto Novecento italiano ( e sensibile specialmente alla lezione di Carrà e di Sironi ) egli ha seguito per quasi tre lustri le tracce di un robusto figurativo, di netta impronta postimpressionistica, ricco di colori e corposo di forme, baluginante di tetre visioni vespetine, di corruschi e cruenti tramonti....Ma lentamente si faceva strada, in ritardo, quella subdola crisi dei contenuti che da oltre un secolo travaglia e condiziona la pittura mondiale. E lentamente gli stava nascendo sulla tela una specie di espressionismo astrattizzante..."
Quanto alle affinità, Emili propone Vedova, Afro, Devetta, Mirò, Capogrossi, Tancredi. Le parentele stilistiche sono come le ciliegie: L'una tira l'altra. Sarei tentato Hollesch, la Reina i Cobra, in particolare Alechinskiy.Il gioco, alla lunga, andrebbe oltreil segno.Interessa, piuttosto, tener fermo un punto: Bessarione lavora lentamente in velocità, ossia velocemente ma in ritardo rispetto alle mode culturali dominanti. E' arrivato adesso sulla cresta dell'onda di dieci anni fa. Non lo fa per calcolo, non si adegua alla pigrizia della provincia, lo fa per intima convinzione,
perchè vuole conquistarsi da solo la sua piccola fetta di paradiso. Un paradiso provvisorio, improvvisato, sofferto.In ogni quadro c'è qualcosa di approssimativo, di non chiarito, di intravisto e poi perduto. Proprio per questo a me piace il quadro più aggrovigliato e confuso, con tanti segni- pennellata che fanno ruotare un giardino meraviglioso davanti alle pupille e poi quella siepe viene forata dai buchi che uncinano un tocco tonale,un intrico graffito, una mayassa puerile. Bessarione preferisce invece i quadri più finiti, più coerenti. Ed è qui il pericolo: egli teme tanto il dilettantismo, da cadere nell'eccesso opposto: la professione diventa una religione personale di riti desueti e quindi incomunicabili.
Recensione di Sergio Brossi su Vita Nova del 5.7.1974 della mostra personale alla galleria Santa Maria Maggiore di Trieste.
....Teme invece la retorica, il discorso magniloquente, il pittore triestino Mario Bessarione, che espone le sue tele alle pareti della galleria di "Santa Maria Maggiore". Il giovane Bessarione non si mette difronte alla tela con la beata felicità di Rigotti, ad esempio - citiamo ancora - perchè ben sa che l'arte non può essere solo " mimesi ": cioè imitazione. Un opera d'arte non può essere l'imitazione della forma di un albero, di un cavallo o di una bella donna. L'arte figurativa è linguaggio autonomo che deve vivere per sè: un albero è un albero e non vuole rappresentare niente, non si sogna di mimare niente; non si può dire neppure che sia bello o brutto: un nero lucido scorpione è, a suo modo, bello come una bianca farfalla cavolaia.
Bessarione ci tiene un discorso per forza di cose ermetico, perchè è quello di un artista, che sulle orme del grandissimo Klee, è in certo qual modo passato dentro alla natura, non accontentandosi semplicemente di rappresentarla.
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