Mario Bessarione nasce nel 1937 a Gorizia ove inizia la propria attività frequentando giovani artisti dal 1952. Si trasferisce nel 1953 a Trieste, ove tuttora ha lo studio. Consegue il diploma di maturità presso il liceo scientifico G.Oberdan e viene avviato all'attività espositiva dal prof. Carlo Pacifico. Prime esperienze di dibattito e confronto in seno al "Cenacolo Artistico Giovanile" alla fine degli anni 50. Se agli esordi i suoi modelli, sempre nell'ambito della figurazione, si ispiravano prima a Van Gogh, poi a Rouault, Chagall, Modigliani, C.Carrà, tra il 1968-69 nasce l'esigenza di una maggiore libertà di espressione: in modo del tutto aniconico il colore acquista intrinseca autonomia, si distende, si aggruma, si corruga, si solca.
Dopo una pausa di circa dieci anni, nel 1974 riprende l'attività espositiva con una personale presentato in catalogo dall'amico artista e poeta Ennio Emili. Successivamente reincontra il critico d'arte prof. Sergio Molesi con il quale instaura un feeling del tutto particolare. E sarà proprio Sergio Molesi che lo relazionerà con Enzo E. Mari ed Adriano Stok con i quali, nel 1978, formerà il Gruppo & con studio in comune. Sempre nel medesimo anno nasce l'idea della "Pinacoteca Circolante": chiunque, limitatamente ad un periodo di sessanta giorni, può portarsi a casa, gratuitamente, un opera nell'intento di facilitarne la lettura. Un anno dopo conosce l'artista carinziano Hans Bischoffshausen che , con dieci anni d'anticipo, lavorando a Parigi con il famoso gruppo Avangarde zero, ha prodotto dei lavori straordinariamente simili ai propri al punto da indurlo ad organizzare in Austria, nel 1979, per tutto il Gruppo &, tre memorabili mostre. Nel 1980 l'uso di occhioli a vite di diverse dimensioni, in sostituzione di grumi di colore, gli consente di sperimentare nuove vibrazioni nel monocromo e approfondisce un'indagine sulla luce e sulle ombre determinate da elementi tridimensionali. L'uso successivo di anelli di carta piegati a 90 gradi e contrapposti, gli consente il reimpiego del colore. Nel 1983 l'intuizione fondamentale che caratterizzerà tutta la successiva produzione: foglietti di cartoncino bianco, strappato o fustellato, dipinti sul retro e disposti ripiegati in file successive, riflettono il colore antistante. Questo colore, del tutto immateriale, cioiè di pura luce, acquista metaforicamente la funzione di "portare in superficie e quindi di rendere manifesto quanto di intangibile e spirituale sta nell'uomo". Da allora, nel suo lavoro, spesso tridimensionale, al colore riflesso si contrappongono i più svariati materiali : colori acrilici più o meno pastosi, legni, tessuti, metalli e materiali edilizi ...uscendo spesso dalle forme geometriche per assumere liberamente carattere di oggetto. Nel 1984 il critico svizzero Hans Heinz Holz lo invita con due opere a Varese, Musei di Villa Mirabello, nella mostra "Le strutture della visualità", fatta per illustrare le proprie teorie esplicitate nel volume dal medesimo titolo.
Nel 1986 partecipa alla BIENNALE DI VENEZIA nella sezione ARTE E BIOLOGIA curata da Giorgio Celli. Nello stesso anno con Loris Grandi, Adriano Venturelli, Francesco Martani, Fausto De Nisco, fonda il Transmanierismo.
In seno al Gruppo & il dibattito culturale continua....